lunedì 22 febbraio 2021

LA GONDOLA VENEZIANA

 

Un omaggio ad una imbarcazione storica

caratteristiche e storia

La gondola veneziana è lunga 11 m, alta circa 1,65 m, larga 1,42 m e pesa circa 500 chili. La più particolare delle caratteristiche della gondola è la sua asimmetria sull’asse longitudinale con una deviazione di circa 24 cm verso destra(Fig.1) rispetto a sinistra. Lo scopo di questa forma(Fig.2-3) è compensare lo spostamento causato dallo stile di rematura veneziano a un solo remo. Il remo, in legno di faggio, ha il fondamentale ruolo di timone. La forcola(Fig.4) è il punto in cui si alloggia il remo, ed è in legno di noce. Nonostante la sua notevole lunghezza, la gondola è estremamente maneggevole grazie al suo fondo piatto e alla porzione ridotta di scafo sott’acqua, ed è manovrabile anche in spazi molto stretti. Ogni gondola è composta da 280 pezzi di legno, fissati tra loro con chiodi galvanizzati. Per questo la costruzione di una gondola richiede una maggiore varietà di legni rispetto ad altre barche, per le quali vengono impiegati quercia, larice o pino. Oltre a questi tre tipi di legno, per le gondole vengono utilizzati anche olmo, tiglio, quercia, cedro e mogano. In totale vengono quindi impiegati ben otto tipi di legno, selezionati non solo per le specifiche caratteristiche, ma anche in base ai formati disponibili: il legno di quercia è utilizzato per lo scafo, soprattutto le fiancate, grazie alla sua elevata resistenza; l’olmo, molto duro ma anche estremamente elastico, è ideale per i bordi. Il cedro è forte e compatto ma molto malleabile, e pertanto adatto alle parti incrociate decorate e intagliate; il mogano, robusto e spesso, è di norma impiegato per le parti di poppa e prua, grazie alla sua elevata spugnosità che aiuta a prevenire la formazione di crepe; il pino e il larice, molto resistenti all’acqua, sono utilizzati per le parti immerse in acqua; infine il noce, grazie alla sua duttilità anche da bagnato, agevola i ritocchi finali. Il cantiere navale lagunare in cui vengono costruite barche e gondole viene chiamato in Veneto squero, mentre gli edifici che lo ospitano sono chiamati “tesa”.Lo squerarolo è l’artigiano che, pezzo dopo pezzo, dà lentamente forma a ogni gondola. Nel solco di una tradizione secolare, ogni squerarolo costruisce le proprie gondole ed ogni gondola è quindi un pezzo unico, un vero oggetto d’arte, perfettamente distinguibile dalle altre. Non esiste, né è mai esistito, uno standard per la costruzione di una gondola: ogni artigiano procede secondo il proprio intuito e le proprie idee, variando dimensioni e proporzioni delle gondole in base alle esigenze. Il tipico pettine o ferro di prua (in veneziano fero da próva o dolfin) ha lo scopo di equilibrare l'imbarcazione, bilanciando il peso del gondoliere a poppa. La sua forma(Fig.5) ha tradizionalmente il significato di rappresentare i sei sestieri di Venezia (le sei barrette rivolte in avanti), la Giudecca (la barretta rivolta all'indietro) e il cappello del Doge, l'archetto sopra il dente più alto del pettine rappresenta il Ponte di Rialto, infine, la "S" che parte dal punto più alto per arrivare al punto più basso del ferro rappresenta il Canal Grande. In quello di alcune gondole di recente costruzione sono presenti anche tre rifiniture - una sorta di ricami detti foglie posti tra le sei barrette anteriori - che rappresentano le tre isole più importanti tra quelle delle laguna veneta, ovvero le isole di Murano, Burano e Torcello. Il ferro di poppa, molto più piccolo di quello di prua e con funzioni principalmente di protezione dagli urti, è detto rìsso.  Le manovre richiedono però una notevole abilità da parte del del gondoliere, che deve essere dotato di un senso dell'equilibrio molto sviluppato in quanto la posizione di voga all'estremità della poppa è assai instabile. Per evitare scontri, vi è l'usanza di avvertire alla voce quando si svolta in un rio stretto e i tipici richiami (òhe) sono divenuti un elemento caratteristico della città.

La storia

La forma della gondola si è venuta definendo progressivamente nel corso del tempo. Le rappresentazioni pittoriche risalenti al XV-XVI secolo mostrano un'imbarcazione notevolmente differente da quella attuale. Nel quadro Miracolo della Croce caduta nel canale di San Lorenzo di Gentile Bellini, databile al 1500, le gondole appaiono più corte, più larghe e meno slanciate di quelle attuali e soprattutto prive di asimmetrie. La coperta di prua e quella di poppa, dove si posiziona il gondoliere, sono piatte e molto basse rispetto al pelo dell'acqua. I ferri, sia a prua che a poppa, sono costituiti da due brevi e sottili astine metalliche. La forcola del rematore appare piatta ed essenziale, priva di gomiti. Fu solo tra il 1600 e il 1700 che la fisionomia della gondola, utilizzata sempre più per il trasporto privato di rappresentanza, si avvicinò a quella attuale. In questo arco di tempo, la lunghezza dello scafo aumenta e anche i ferri, soprattutto quello di prua, assumono dimensioni sempre maggiori, più grandi rispetto a quelli attuali, con un carattere ornamentale sempre più spinto. La poppa si stringe e inizia ad alzarsi rispetto al pelo dell'acqua. Le coperte di poppa e di prua perdono la forma piatta per diventare spioventi e a poppa viene aggiunta una piccola pedana di appoggio per garantire l'equilibrio del gondoliere. Anche la forcola assume la sua caratteristica forma a gomito. Lo scafo tuttavia mantiene ancora una sostanziale simmetria. Nel corso dell'Ottocento, la poppa e, in misura minore, la prua si alzano ancora rispetto al pelo dell'acqua, per migliorare la manovrabilità dello scafo, la cui lunghezza si assesta definitivamente attorno agli 11 metri. Si introduce anche una prima leggerissima asimmetria, che viene accentuata in modo deciso solo all'inizio del Novecento, sempre per esigenze di manovrabilità, così come sia la prua che la poppa vengono alzate ulteriormente. Lo scafo si snellisce leggermente e cambiano anche le dimensioni del ferro di prua, che vengono ridotte per ottenere il bilanciamento ottimale rispetto alle mutate proporzioni. Attualmente le gondole sono imbarcazioni aperte ma, sino ai primi anni del Novecento, erano dotate di una cabina smontabile detta fèlze. Quando Venezia era una città con un numero di abitanti molto più elevato dell'attuale e non erano stati realizzati i cospicui interramenti dei rii (avvenuti in epoca ottocentesca) la gondola costituiva il mezzo di trasporto per eccellenza. Le permanenze a bordo potevano quindi essere piuttosto lunghe e, con il clima invernale veneziano, la copertura del fèlze consentiva una certo confort e intimità. Il tradizionale colore nero dell'imbarcazione è dovuto all'origine per l'uso consueto della pece come impermeabilizzante dello scafo (come tutte le imbarcazioni veneziane e lagunari) e in seguito esteso a tutta la barca come conseguenza dei decreti suntuari del Senato veneziano - a partire dal 1609 - volti a limitare l'eccessivo sfarzo nella decorazione delle gondole, anticamente coperte di stoffe preziose e dorature; del resto il nero è sempre stato considerato un colore elegante, e quindi adatto ad un mezzo di trasporto signorile (come le carrozze ottocentesche) mentre all'epoca il colore del lutto era il pavonazzo, un azzurro cupo e molto scuro. Le famiglie nobili possedevano una o più gondole de casàda con cui si facevano trasportare per affari o diporto. I cosiddetti freschi, occasioni di incontro e mondanità, erano vere e proprie passeggiate in barca che si svolgevano per la città. Questa abitudine dette origine anche ad un genere musicale, la cosiddetta canzone da batèlo, che ebbe il suo massimo fulgore nel Settecento ma che ancora oggi è molto praticata a scopi turistici. La corporazione dei gondolieri è stata sempre governata da uno statuto, detto Mariègola, in cui si stabilivano i doveri degli appartenenti. Dagli atti della corporazione è possibile desumere una serie di interessanti notizie, sia tecniche che economiche. Ad esempio è documentato che alla metà del Settecento le gondole a Venezia fossero all'incirca millecinquecento.

Nello sport e nel turismo:

Questa imbarcazione è attualmente usata soprattutto a scopi turistici(Fig.6), ma anche per cerimonie come matrimoni e funerali, nonché come traghetto per trasportare le persone da una riva all'altra del Canal Grande. Per quest'ultimo compito vengono utilizzati i cosiddetti gondolòni o barchette, particolarmente capienti e mossi da due rematori, uno a poppa e l'altro a prua. L'usanza è assai antica (i primi documenti che regolamentano il funzionamento dei traghetti risalgono alla metà del Trecento) e i luoghi di transito come la Ca' Rezzonico o la Ca' d'Oro sono segnalati dal nome delle calli (Calle del traghetto). Un altro uso della gondola è quello sportivo, in regate dedicate alle imbarcazioni della tradizione veneziana, come la celebre Regata Storica. In queste gare si usano anche gondole di formato ridotto a due rematori dette gondolini.(fonte web di pubblico dominio)








 

lunedì 11 gennaio 2021

PIROSCAFO PRINCIPESSA GIOVANNA



PIROSCAFO :  " PRINCIPESSA GIOVANNA"




Il piroscafo Principessa Giovanna fu costruito nel 1923 per conto del Lloyd Sabaudo. Nel 1932, confluendo il Lloyd Sabaudo nella nuova Società Italia di Navigazione, il piroscafo passò a quest'ultima Società. Nel novembre 1940 venne requisito dal Governo Italiano e fu adibito al trasporto di materiale strategico. Nel 1943 fu convertito in nave ospedale. Fece tredici viaggi curando e trasportando in patria dai vari campi migliaia di soldati feriti. Gli attacchi alle nostre unità ospedaliere furono numerosissimi, ricordiamo quello di cui fu vittima la "Principessa Giovanna", che al largo della costa tunisina aveva appena salvato 71 naufraghi del piroscafo "Campobasso" e del cacciatorpediniere "Perseo", affondati dagli inglesi. I quali, però, secondo la legge della solidarietà fra la gente del mare, avevano segnalato per radio la zona precisa dove recuperare i superstiti. Mentre la nave ospedale era intenta in questa operazione, veniva attaccata a 4 miglia dalla costa tunisina da aerei inglesi. In poche righe di un radiomessaggio il dramma: "Nave Ospedale Principessa Giovanna con 800 feriti a bordo uscita golfo Tunisi prossimità isola Zembra attaccata da aerei nemici bombardata e mitragliata ripetutamente. Danni e feriti a bordo. Proseguiamo navigazione propri mezzi". Firmato dal comandante Cesare Gotelli. Maggio 1943. Ma non era finita tre ore e venti minuti dopo, alle 18, altro attacco a bassa quota di aerei inglesi che si accanivano contro la "nave bianca" carica di feriti, con sventagliate di mitragliatrice e bombe che dopo aver sfondato diversi ponti esplosero nel cuore della "principessa Giovanna" provocando danni gravissimi e un esteso incendio. 51 morti, 52 feriti, spente tutte le luci, distrutti molti locali, compresi il gabinetto batteriologico e la farmacia. Malconcia e inclinata a sinistra, la nave riuscì tuttavia a riprendere la navigazione e a raggiungere Trapani. Successivamente riuscì a raggiungere Napoli con i propri mezzi. Rimesso in navigazione,  e sottoposta a notevoli lavori di riparazione. poté raggiungere Trieste dove venne messo in cantiere ai lavori. Rimesso in mare, dopo l'8 settembre 1943 si consegnò alla Marina Britannica nel porto di Malta. Sequestrato nel 1944 dall'Inghilterra, nel 1946 fu restituito alla Società Italia di Navigazione. Rimesso in cantiere ai lavori, nel 1947 fu riarmato dalla Società Italia e varato con il nome di San Giorgio. Dopo altri sei anni di navigazione, nel 1953 fu radiato ed avviato alla demolizione.

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